Associazione Insegnanti Linguaggio Cinetelevisivo > Cinema, Letteratura, Arte, Scienza

Ipotesi di laboratorio su incontri e inferenze tra cinema e arti visive/arti plastiche.

 

Si è ripetuto spesso: il cinema rappresenta l'arte che per eccellenza percorre il '900.

A volte si è un po' enfatizzato questo peso. Sicuramente ciò é avvenuto per richiamare maggiore interesse verso una forma di espressione.- maltrattata ed oppressa dalle strategie di mercato- che cerca una propria identità.
Eppure il posto tra le arti il cinema se lo é ampiamente conquistato.
Dobbiamo quindi precisare: il cinema può porre le proprie opzioni sul ‘900 perché la sua esistenza, (nascita, formazione e maturità) ha percorso un secolo, richiedendosi un continuo sguardo su se stessa , sulla propria capacità di elevare una forma di comunicazione, nata come spettacolo, a dignità artistica e soprattutto sulla propria sensibilità nel catturare dinamiche complesse che investivano le diverse società.

Il cinema e le altre arti hanno intrecciato insieme impulsi, tensioni, istanze programmatiche per investire i percorsi dell'uomo e rispondere agli interrogativi spesso inquietanti di un mondo in continuo rivolgimento.
Un certo cinema ha dovuto arginare il narrativo tradizionale, seguire strade sperimentali, farsi portavoce di presupposti delle avanguardie artistiche, accogliere tra le sue forme dinamiche l'architettura, la musica, la poesia, ... e riferirsi strettamente alla letteratura sperimentale, alla pittura, alla scultura, alla fotografia.
Non solo le avanguardie storiche divengono partecipi di una strada impervia che il cinema arrischia dissociandosi dalle mire economiche di chi lo foraggia, ma soprattutto smuovono quell'intenzionalità espressiva che esalta le potenzialità formali di un mezzo e si libera delle convenzioni introducendoci alla scoperta visiva di ignote o taciute dimensioni spazio-temporali.

La nostra attenzione non vuole quindi arrestarsi a quella localizzazione storica che passando per le maggiori avanguardie artistiche (futurismo, espressionismo, costruttivismo, cubismo, dadaismo, surrealismo ecc,) caratterizza assonanze, coerenze, stravaganze del linguaggio cinematografico.
Non potremo non tenerne conto, poiché con la fine degli anni ’20 e l’avvento del sonoro alcuni pronunciamenti precedenti sull’estetica dello specifico filmico verranno seriamente contrastati dal cinema industriale. Il nostro punto di avvio sarà dunque necessariamente la riscoperta di manifesti e dichiarazioni, più o meno sostenuti da una pratica filmica, che riporti in evidenza le tensioni di tanti uomini e donne di cinema, operanti in quegli anni, e affascinati dalle potenzialità di questo linguaggio.

Ma non ci fermeremo qui. Messo un punto fermo sull’evidenza delle avanguardie artistiche, percorreremo la storia della cultura cinematografica alla ricerca di quel patrimonio linguistico che fonda un’estetica, o più giustamente, varie estetiche. Non si tratta semplicemente di mettere in chiaro l’apporto linguistico ma di far emergere “il segno”, quella distinzione nello stile di un autore cinematografico che fa dell’immagine una “materia” plasmata e plasmabile. In un certo qual senso si tratta di spostarsi dall’accezione comune di “impressione di realtà” attribuita all’immagine all’“impressione di soggettività” per la capacità di far emergere un punto di vista modellante che è propria del regista-artista.

Le opere e gli autori sono innumerevoli. Dipende da come le guardiamo, le osserviamo, le studiamo, le sentiamo.
Dobbiamo capire che la mano operante in un uomo di cinema si sposta nello sguardo. Il cinema ci pare più astratto proprio perché l’operazione creativa non è visibile in corso d’opera in una manipolazione-trasformazione della materia, né in un esito finale “toccabile” come per la pittura o la scultura.
In queste produzioni vi è un modello mentale preesistente, ma esso si traduce in materia e ha operato sulla materia; nel cinema questo non risulta mai, per cui resta difficile pensare che l’immagine proiettata sullo schermo sia stata lavorata. L’immagine dunque rappresenta, o meglio riproduce, elementi di realtà riconoscibili per quel che sono, si presenta dunque in quanto corrispondenza a qualcosa che in un dato momento esisteva ed è stata ripresa. Possiamo al massimo essere consapevoli che vi è stata una selezione nel tanto materiale girato.
L’immaterialità della proiezione, che d’altronde è l’unica situazione fruibile, nasconde quindi anche quella materia modificabile e modificata che è data dagli strati sensibili della pellicola.
Lo stesso discorso vale per il sonoro di un film, il che ci porterebbe attraverso riflessioni simili a considerare l’analogia tra musica e cinema, una volta che sostituiamo alla vista l’udito e allo sguardo l’ascolto. Non a caso anche la musica colta soffre in modo marcato nel nostro paese di una mancanza di educazione all’ascolto. Manca difatti una consapevolezza delle forme musicali e non si lavora sulla riconoscibilità delle stesse tramite l’ascolto. L’autore viene interpretato mediante una generica rispondenza al proprio gusto musicale e non tramite la comprensione di immagini sonore.

Le indicazioni linguistiche, la ricerca sperimentale, le interazioni e contaminazioni con le diverse pratiche artistiche fino ai giorni nostri sono sicuramente eterogenee e di diversa, a volte opinabile, rilevanza estetica ma il nostro laboratorio si pone come scopo un discorso sulle possibilità del linguaggio cinematografico di rinnovarsi e reinventarsi, di porre in discussione norme e convenzioni, di interpolare narrativo e non narrativo, di catturare la modernità e di ritrovare le lezioni del passato entro una rinnovata sensibilità, di fare della trasgressione non una semplice stravaganza alla mercé di un facile risucchio ma la consapevole maturazione di punti di vista diversi che disorientino il tranquillo comporsi di un realtà in movimento, non agevolata nel suo ricondursi a preesistenti equilibri.


In più dobbiamo superare il cinema sapendo trarre il massimo dal patrimonio acquisito. Dobbiamo considerare l'audiovisuale nel suo complesso e affacciarci sul multimediale. Dobbiamo scoprire come le altre arti abbiano assunto la inesauribile manipolazione dell'immagine e comprendere ancora meglio come questo materiale, l'immagine, è sempre più virtuale, mutabile, in eccesso di trasformazione, ma sempre più "lavorata", composita, sincretica, densa.

Il laboratorio dovrebbe percorrere vari spazi di penetrazione, vari territori da esplorare secondo una “proiezione” tematica. Ma il tema si impone come segno. Il tema implica la pennellata. Il tema afferma lo sguardo.

Il primo tema che proponiamo è:

Il futuro è morto?
Tra dinamiche che trascinano il tutto su una freccia del tempo inarrestabile e una paradossale staticità del soggetto che vorrebbe vedere il tutto ruotare intorno a se stesso.
Film, video, materiali audiovisivi, esperienze artistiche coinvolti nella RISPOSTA

La tenuta dei corsi va discussa nelle singole situazioni in base alle risorse logistiche e strumentali dei soggetti richiedenti, anche per piccoli gruppi di utenti.



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